A Treviso ancora braccio di ferro sulle antenne iliad. E Vodafone ha sospeso i pagamenti al Comune



A sindaco e giunta comunale della città di Treviso le nuove antenne di iliad proprio non vanno giù. Ormai sono mesi che non si fa che discutere sulle nuove installazioni e intanto le 34 antenne previste attendono.

Stop iliad Treviso

Procediamo con ordine: lo scorso febbraio il Comune ha deciso di dire basta alle nuove installazioni di “pennoni” (ovvero tutti i tralicci di grandi dimensioni utilizzati dagli operatori di rete mobile per installare le proprie antenne) e sostituire anche quelli esistenti con strutture più piccole, perché – secondo quanto riportava il quotidiano La Tribuna di Treviso – la tecnologia attuale permette la realizzazione di infrastrutture meno invasive.

Insomma, si voleva dare un segnale di discontinuità con la precedente amministrazione (che aveva autorizzato le 34 installazioni di iliad) e ovviamente il primo a farne le spese è stato proprio il gestore nato circa un anno e mezzo fa.

Sempre lo scorso febbraio lo stesso Comune è riuscito ad imporre ad iliad la riduzione a 22 del numero di “pennoni” (inizialmente erano 24). Tutto finito? No.

Ad agosto, ancora trattative, il Comune mette in discussione tutte le nuove installazioni e cerca di convincere iliad ad utilizzare tralicci già esistenti o i campanili e i palazzi alti. L’operatore è collaborativo, ma passano i mesi e ad oggi in città sono operativi solo tre impianti (qui la mappa aggiornata con tutte le antenne attive).

Siamo ad ottobre e, come riporta Il Gazzettino di ieri, a “Ca’ Sugana stanno già fronteggiando il piano antenne presentato da Iliad, gestore che ha in mano un accordo firmato con la precedente amministrazione che prevede l’installazione di 34 antenne (10 su tralicci di altri gestori, 2 su campanili e 22 nuove installazioni) e su cui la Giunta Conte ha molto da ridire. La collocazione dei nuovi impianti non convince sindaco e maggioranza che ha aperto una trattativa con Iliad per rivedere il posizionamento almeno delle antenne ritenute più invasive”.

E se da una parte il Comune ha trovato una iliad collaborativa, in cerca di una soluzione che accontenti tutti, non può dirsi lo stesso di Vodafone che, nel frattempo, ha smesso di pagare (da circa metà 2018) le concessioni legate alle installazioni delle proprie antenne (circa 400.000 euro l’anno).

Vodafone motiva questa scelta basandosi su una norma europea che stabilisce come gli impianti di telefonia mobile vadano considerati servizio pubblico e per cui un comune non può esigere il pagamento di una concessione, limitandosi quindi a pagare esclusivamente la tassa prevista per l’occupazione di suolo pubblico.

Il troppo stringere del Comune di Treviso verso i gestori di telefonia mobile potrebbe quindi costare molto caro, perché Vodafone in altre città (come ad esempio Empoli) ha deciso di fare ricorso al TAR accusando il Comune di non riconoscere quello offerto come un servizio pubblico e sospendendo i pagamenti per le concessioni.

Se anche gli altri gestori dovessero intraprendere le stesse iniziative, le mancate entrate lieviterebbero a ben 4 milioni di euro all’anno, una vera e propria voragine per le casse del Comune (senza dimenticare che Vodafone potrebbe ricorrere come ad Empoli al TAR, con esiti tutt’altro che scontati).

Nel frattempo, i clienti iliad dovranno aspettare ancora un bel po’ prima di vedere ampliata la rete proprietaria in città e continuare ad utilizzare la rete Wind Tre per chiamate, SMS e navigazione internet.

Chissà se questa battaglia contro le antenne di telefonia non finirà solo per causare dei grandi danni economici al Comune.


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2 Risposte

  1. norino maroè ha detto:

    non intendo mettere insulti ma una cosa che posso provare .. e penso non il solo!! FACENDO PAGARE ATTIVAZIONI NON RICHIESTE…..Vodafone utilizza metodi che vanno ben oltre la legalità!!!! Treviso . A DIREZIONE LEGHISTA OCCUPATEVI PIù DEGLI ITALIANI . a buon intenditore poche parole. Quindi i giochi sporchi delle antenne c’è forse da meravigliarsi??????????

  2. Marco ha detto:

    Chi contesta le antenne cellulari, “dovrebbe” rimanere sempre “isolato e al buio di copertura”. Bene!!

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