A Cipro incendiata antenna dell’operatore Cyta, scambiata per 5G. Epic (Xavier Niel) solidale con il competitor



E’ sempre più 5G fobia, alimentata nella maggior parte dei casi da fake news, come quella senza nessun fondamento scientifico che legherebbe la trasmissione del Covid-19 a questa tecnologia.

E’ quello che sta succedendo da settimane nel Regno Unito, dove i ripetitori delle compagnie telefoniche continuano ad essere incendiati o a subire ripetuti atti vandalici, così come più recentemente accaduto in diverse occasioni anche nei Paesi Bassi (mi raccomando non chiamatela più Olanda!).

Ma i casi non si fermano a questi due paesi, anche a Cipro (per la precisione, nella città di Limassol, la seconda per popolazione) nei giorni scorsi è stata incendiata una antenna di Cyta , il principale operatore mobile dell’isola.

Antenna Cyta Cipro

Antenna dell’operatore telefonico Cyta incendiata a Cipro

Quell’antenna (che vedete in foto), secondo le dichiarazioni dell’operatore, era lì da 20 anni, ma è stata bruciata pensando fosse dedicata al 5G, che a Cipro non è ancora operativo e non c’è nemmeno una pianificazione.

I fatti risalgono al weekend di Pasqua e fino ad ora la polizia ha messo sotto osservazione 18 persone che, con i loro post su Facebook, incitavano a ripetere iniziative simili contro le antenne dei gestori.

Cyta ha fatto sapere ieri che l’antenna è stata sostituita e la copertura di rete è di nuovo disponibile nell’area coinvolta.

A prendere le parti del primo operatore mobile dell’isola e a lanciare un appello ci ha pensato Epic, il diretto competitor, che è attualmente controllato da Xavier Niel tramite Monaco Telecom:

Chiediamo a tutti di aiutare a isolare le persone coinvolte in tali azioni sulla base di voci non vere e senza alcuna base ragionevole o scientifica e invitiamo chiunque rilevi qualsiasi azione dannosa nei confronti di infrastrutture di telecomunicazione a segnalarlo alle autorità competenti.

Per Epic queste sono azioni innanzitutto contro i cittadini, in quanto vanno ad interrompere un servizio vitale, ora ancora di più in questo momento di emergenza sanitaria.

Le reti di telecomunicazione oggi sono necessarie per il corretto funzionamento degli ospedali e del sistema sanitario. Servono inoltre migliaia di lavoratori che cercano di svolgere il loro lavoro da casa, alle imprese che rimangono aperte per fornire beni di prima necessità o agli insegnanti che proseguono il loro lavoro con studenti e bambini.

Inoltre – ricordano in Epic – le reti di telecomunicazione servono a tutte le famiglie cipriote per comunicare con le persone a loro più care, ancor più in questo momento di isolamento, così come ad intrattenerle e informarle in questi giorni difficili.

Ma il 5G fa male?

Questi casi dimostrano ancora una volta come una cattiva informazione, spesso diffusa ad arte tramite social network, oltre a pochi studi approfonditi sull’argomento, può portare ad eventi come quelli appena segnalati.

Rispondere alla domanda se il 5G fa davvero male o meno è difficile. The Foundation for Research on Information Technologies in Society (IT’IS) di Zurigo (affiliato ETH, il Politecnico Federale di Zurigo) studia da anni l’impatto che hanno queste tecnologie sulla biologia umana ed è coinvolto nello studio voluto dalla Confederazione elvetica sui rischi per la salute del 5G.

Emissioni elettromagnetiche da smartphoneSecondo l’IT’IS, tra le poche certezze che si hanno è che le onde a frequenze più basse (principalmente quelle utilizzate fino ad ora per il 2G/3G e 4G) riescono a penetrare nel tessuto umano fino a un centimetro e mezzo, provocando un riscaldamento degli organi più interni.

E un riscaldamento continuo dei tessuti può portare a delle patologie. Per questo motivo devono essere rispettate le normative sui limiti delle emissioni elettromagnetiche e soprattutto viene consigliato di utilizzare il cellulare per poco tempo o comunque con auricolare, per distanziarlo il più possibile dalla nostra testa o dai vari organi.

Le onde millimetriche che invece verranno utilizzate per il 5G non riescono a penetrare così a fondo la nostra pelle, fermandosi a circa 2 millimetri. Dunque eventuali rischi potrebbero essere proprio a livello della pelle, ma non ci sono ancora sufficienti studi per capirlo.

Le raccomandazioni rimangono in ogni caso sempre le stesse: tenere lontano il laptop dal corpo se si sta navigando. Attivare il Wi-Fi solo quando lo si usa e posizionare l’access point ad almeno un metro di distanza da dove si dorme. Per ridurre il carico di radiazioni alla testa fare telefonate brevi con il cellulare o preferire sms o usare auricolari o il vivavoce.

 


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