Open Fiber risponde a Grillo sulla rete unica e il ritorno al monopolio



Botta e risposta tra Beppe Grillo e Open Fiber, con il tema della discussione che, neanche a dirlo, è ovviamente la rete unica nazionale.

Come ripetiamo da tempo, per alcuni aspetti indubbiamente auspicabile, ma deve esserne garantita la totale indipendenza, mentre ad oggi è nota la posizione di TIM su questo punto (prenderne il controllo e tornare al monopolio, con tutto quel che ne consegue).

Open Fiber

Le parole di Grillo sono state poco felici, soprattutto nei confronti di Elisabetta Ripa (attuale Amministratore Delegato della società), di cui ha chiesto le dimissioni e non è mancato anche qualche evidente strafalcione, come definire ENEL una “azienda completamente estranea al mercato delle tlc”.

Forse non sa che ad oggi ENEL è anche un operatore mobile virtuale con milioni di SIM M2M utilizzate per gestire i contatori di energia elettrica di ultima generazione, ma soprattutto, difficile dimenticare chi ha fondato Wind nel 1997 (insieme a France Telecom e Deutsche Telekom) e acquisito Infostrada nel 2002 (con il controllo totale dell’operatore nell’anno successivo).

E’ un dato di fatto che con il lancio di Open Fiber anche TIM si è dovuta dare finalmente una mossa e cominciare ad investire nella fibra ottica, in un paese dove i collegamenti erano tutti in rame, con prestazioni e disservizi che moltissimi utenti ricorderanno senza grandi difficoltà.

A stretto giro è arrivata la risposta di Open Fiber, con dati concreti alla mano, che dimostrano quanto è stato fatto in questi pochi anni a favore dei consumatori e cittadini italiani.

Beppe Grillo ha scritto, auspicando la nascita di una rete unica nazionale, che saremmo di fronte al “completo fallimento dell’esperimento Open Fiber”. Ci sembra chiaro che è stato male informato. Se davvero si trattasse di un progetto fallimentare, Open Fiber non incasserebbe una dietro l’altra partnership di peso – Vodafone, WINDTRE, Fastweb, Tiscali, SKY, Orange, solo per citarne alcune – con soggetti di grandissimo livello sia nazionale, sia internazionale che scelgono di puntare sulla sua rete FTTH (Fiber To The Home) di ultima generazione.

E ancora, se davvero fosse “fallimentare”, perché questo evidente interesse di aziende (TIM) e di grandi fondi infrastrutturali ad investire nel progetto o ad acquisirlo a caro prezzo? Forse perché invece in meno di tre anni ha coperto un terzo del Paese diventando la terza rete in fibra ottica in Europa dopo Telefonica ed Orange (la prima gestita da un operatore wholesale only) con 8,6 milioni di unità immobiliari già cablate ed un piano di risorse per portarla, con questo passo, ad oltre 20 milioni di case in tre anni.

Un progetto alla cui costruzione lavorano oggi oltre 10 mila persone. Nel merito, lo scritto di Grillo evidenzia che gli sono state date false informazioni (fake news) almeno sui seguenti punti:

  • Open Fiber non fa concorrenza a “tutti gli operatori tradizionali”, ma solo a TIM. Tutti gli altri operatori hanno invece tratto beneficio dall’accresciuta concorrenza del mercato: negli ultimi mesi hanno infatti espresso ripetutamente giudizi positivi su Open Fiber e hanno annunciato che contrasteranno un ritorno a un monopolio verticalmente integrato con tutti gli strumenti a loro disposizione.
  • I soldi pubblici vengono versati a OF solo a stati di avanzamento e dunque per le infrastrutture effettivamente costruite e per le quali OF investe anche risorse proprie.
  • OF ha vinto tutte le gare pubbliche perché il suo progetto è stato giudicato il migliore, ha una quota di fibra più elevata e impiega meno soldi pubblici dei progetti respinti.
  • Le uniche duplicazioni esistenti sono state fatte da TIM con il progetto Cassiopea, per il quale è anche stata sanzionata con una multa da 116 milioni dall’Antitrust il 6 marzo 2020. Senza contare che, guardando l’estensione della rete FTTH, di autostrada digitale al momento ne esiste una sola, quella di Open Fiber.
  • Ci sono ritardi sullo sviluppo nelle aree bianche, prive di connettività a causa di decenni di mancati investimenti. È vero, ritardi in parte derivanti dalla guerra legale avviata da TIM al progetto e da una burocrazia che blocca qualsiasi iniziativa sul territorio. Ma alla fine 2022 il 92% delle Unità immobiliari previste dal grande piano BUL sarà connesso, con una coda nel 2023 per l’8% delle Unità Immobiliari residue. In questo modo l’Italia vedrà realizzata – in circa 4 anni dall’avvio dei cantieri nelle aree C e D (metà 2018) – una nuova rete nazionale e pubblica in fibra ottica.
  • Le azioni di TIM non valgono oggi 0,7 euro ad azione, bensì circa 0,38 euro mentre scriviamo questa nota. Una società che, come risulta dai bilanci, è gravata da un pesante indebitamento è in grado di fare gli investimenti che servono al Paese?
  • Grillo ora auspica un’unica infrastruttura privata aperta a tutti, che sotto il controllo di TIM metta assieme rete mobile, 5G, banda ultra larga. Un monopolio talmente vasto che nessun legislatore o autorità potrebbe autorizzare (senza contare i legittimi interessi di chi investe tempo e ingenti risorse nel business) ma che soprattutto metterebbe il destino della rete nelle mani di chi per decenni non ha investito adeguatamente in moderne infrastrutture, generando il divide che si vorrebbe invece colmare.

Il comunicato diffuso dalla società guidata da Elisabetta Ripa chiude con “C’è ancora tanto da fare, certamente. Ma non c’è dubbio che quello di Open Fiber sia un progetto strategico che, se non supportato, vorremmo almeno non fosse denigrato. L’obiettivo della realizzazione di una rete interamente in Fibra ottica per tutti gli italiani è troppo importante e complesso per essere alimentato a colpi di fake news”.

Non è dando in mano a TIM anche l’infrastruttura in fibra ottica di Open Fiber che si modernizza il paese, semmai si rischia il contrario. Se si vuole la rete unica, che sia sul modello attuale di Open Fiber, con tutti gli operatori che vi hanno accesso alle stesse condizioni, TIM compresa.

Oppure si continui ognuno per la sua strada, perché la concorrenza sta facendo solo che bene al nostro paese e ai tanti consumatori che fino a pochi anni fa spendevano decisamente di più per una scarsissima ADSL di quanto fanno oggi con una connessione Gigabit in fibra ottica che arriva fino all’abitazione.


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7 Risposte

  1. undertherain ha detto:

    Bello vedere che i commenti contro TIM vengono eliminati.
    Che schifo.

    • Redazione ha detto:

      Vogliamo parlare del tipo di commento costruttivo che avevi inserito? Con parolacce rivolte verso un noto “comico”? Siamo stati fin troppo permissivi nei tuoi confronti (e certi tuoi precedenti commenti lo dimostrano), usa un linguaggio adatto, senza parolacce e insulti e troverai tutti i tuoi commenti, come sempre e come accade per tutti gli altri utenti.

  2. gian ha detto:

    Forse Grillo si è dimenticato di quando, a gran voce, essendone anche azionista, chiedeva di vendere Telecom (dopo la fusione con Tim) agli spagnoli di Telefonica.

  3. Alessandro D'Arpini ha detto:

    Eh, bei tempi quelli della SIP! C’erano solo loro e facevano come gli pereva. Ah! La Tariffa Urbana a Tempo, che bella che era! Serviva per ampliare la Rete! Le prese aggiuntive erano a pagamento così come i telefoni a combinatore. E dei lucchetti ferma disco, per impedire di fare telefonate, ne vogliamo parlare?
    Ha ragione Grillo. Torniamo al monopolio SIP!

    https://youtu.be/UzW-tIs-a8s

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