Rete unica: Bassanini (Enel) e Starace (Open Fiber) contrari al controllo azionario di TIM. Conte: progetto unico con tutti gli operatori



Lo scorso weekend è stato ricco di interviste sul tema della rete unica in fibra ottica (TIM – Open Fiber), su cui ormai si discute da molto tempo, ma di passi concreti ancora non se ne vedono.

Open Fiber vs TIM

In una intervista con il direttore di “Affaritaliani.it” ha detto la sua in primis il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sostenendo che “occorre una rete unica, ne abbiamo parlato con TIM e gli altri operatori.

Vogliamo un progetto unico, vogliamo coinvolgere tutti gli operatori, vogliamo realizzarlo nel giro di qualche anno, non possiamo più attendere. Siamo determinati, abbiamo le idee chiare, confido che le trattative di queste settimane si traducano entro la fine di questo mese nella definizione molto chiara di questo percorso”.

Dunque viene confermato l’interesse del Governo nel progetto di una rete unica, ma le tempistiche sembrano più lunghe di quanto ci si potesse aspettare e mancano ovviamente molti dettagli, tra cui quello più importante: chi la controlla?

Sempre nel weekend, hanno detto la loro anche Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel (che controlla al 50%, insieme a Cassa Depositi e Prestiti, Open Fiber) e Franco Bassanini (Presidente di Open Fiber).

In una lettera pubblicata ieri al Corriere della Sera, Bassanini ha ricordato come ai tempi della SIP (a controllo statale) esisteva una rete unica  di tlc ed era tra le  migliori al mondo, “tra le prime a sperimentare la fibra”.

Fu poi privatizzata e “in pochi anni piombammo agli ultimi posti nelle classifiche europee. Anche altri paesi privatizzarono. Ma molti riservarono una partecipazione di controllo allo Stato, per garantire che l’interesse al profitto a breve non prevalesse sugli investimenti nell’ammodernamento della infrastruttura. Quasi dovunque, poi, si passò dalla rete unica alla competizione fra più reti, innescata dalle Tv via cavo (capaci di assicurare connettività pari a quella in fibra)”.

Bassanini ha ricordato come la nascita di Open Fiber ha spinto anche TIM ad investire nella fibra ottica (anche se per lo più fino all’armadio, non fino alle abitazioni): “Dal 27° posto nelle classifiche europee siamo risaliti al 17°”.

Per il Presidente di Open Fiber la strada della rete unica è corretta, ma deve essere “neutrale, partecipata da tutte le Telco ma non controllata da nessuna, caso mai dallo Stato, garante dell’interesse generale a un’accelerazione degli investimenti. Si può farla salvaguardando i legittimi interessi economici degli azionisti e dei dipendenti TIM (non la pretesa di ritorno al passato).

Le autorità di regolazione (Antitrust e AGCOM) e il Parlamento si sono pronunciati per questo secondo modello, il nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche pure”.

Il ritorno al monopolio di TIM per Bassanini esporrebbe a tre rischi seri:

una bocciatura dell’Antitrust europea e italiana; il rifacimento delle gare per le aree a fallimento di mercato, dove la concessione impone la neutralità del concessionario; un lungo e paralizzante contenzioso innescato dai concorrenti di TIM, disposti a rinunciare ai vantaggi (per loro) della competizione infrastrutturale, ma non a costo di doversi comunque servire dell’infrastruttura di proprietà del loro principale concorrente.

Nessuno garantisce poi che,recuperata una posizione di monopolio, non prevalga fra gli azionisti di TIM (in gran parte stranieri) la logica del profitto a breve, e dunque l’interesse a ritardare la sostituzione del rame con la fibra.

Bassanini cita infine anche l’esempio del Regno Unito (qui un nostro approfondimento sul tema) ricordando dove non esiste una rete unica, ma più reti che ogni singolo operatore può scegliere di usare.

Anche l’Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace, ha ribadito la sua posizione lo scorso sabato sulle pagine del quotidiano la Repubblica. Nella bozza di programma sul progetto per la banda ultralarga inviata dal MEF allo stesso Starace lo scorso 30 luglio, si parla di una società per la rete unica guidata e controllata da TIM.

Per l’AD di Enel quella bozza non è praticabile. Starace sostiene che si debba seguire il modello dell’operatore unico all’ingrosso (wholesale), che controlli sia la rete primaria che la secondaria (cioè quella che dall’armadietto in strada arriva alle abitazioni dei clienti), sia autonomo e proponga le stesse condizioni di accesso a tutti gli operatori.

Di fatto quanto accade già ora con Open Fiber, ed è effettivamente l’unica soluzione realistica se non si vuole tornare al monopolio, disincentivare gli investimenti sulla fibra e rischiare un accesso alla rete unica da parte dei singoli operatori a prezzi meno vantaggiosi di quelli attuali (con un aumento che inciderebbe sui costi finali addebitati ai consumatori).

In alternativa, non rimane che continuare sulla strada attuale, con due operatori in concorrenza sugli investimenti sulla banda ultralarga in tutta Italia o guardare al modello applicato in altri paesi europei, incentivando l’ingresso di altre realtà, anche a carattere regionale, per la realizzazione di infrastrutture di rete in fibra ottica.


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2 Risposte

  1. Michele ha detto:

    Schermaglie tattiche e messaggi lanciati agli azionisti,non molto altro.TIM sa bene che se la scorda la gestione della rete e cerca di strappare un buon accordo,il migliore possibile alle condizioni date.Piuttosto andrebbe fatta luce su chi ha creato una situazione simile privatizzando “ad mentula canis”(e voglio essere buono,non voglio parlare di interessata malafede..)Telecom anni fa consentendo ogni genere di ladrocinio ai danni degli utenti ed il colossale ritardo accumulato nello sviluppo della rete.Per i colpevoli,una “cura medievale”potrebbe andare bene(cit. Marcellus Wallace).

    • Filippo ha detto:

      Il problema non è la privatizzazione in sé, ma come viene fatta. All’estero, come citato nell’articolo, lo Stato è rimasto all’interno di alcuni ex monopolisti per evitare che si pensasse solo al profitto senza investire (che è quello che è successo con TIM che ci ha portato ad essere uno dei paesi più arretrati sul fronte della banda ultralarga). E trovo ridicola la scelta di tornare ad una situazione di monopolio ridando in mano sempre a TIM la nuova società che eventualmente nascerà dall’unione di TIM e Open Fiber. E’ un suicidio.

      Capisco che TIM avrà sempre dalla sua l’arma del “o cedete alle nostre richieste o lasciamo a casa migliaia di persone”, ma non va bene. Piuttosto visto che citano il Regno Unito, si dia la possibilità ad altre società di poter realizzare una rete in fibra a livello nazionale o solo regionale, poi la affittano alle varie WINDTRE, Tiscali, Vodafone etc come avviene ora con Open Fiber, ma garantendo più concorrenza e accelerando gli investimenti.

      Oppure, la soluzione più scontata, si faccia la rete unica, ma che TIM si sogni di averne il controllo. Si fa in modo che il 51% sia in mano allo Stato (magari con la tessa Cassa Depositi e Prestiti che ora è in Open Fiber), così si evita ogni problema e ogni rischio di dare la rete in mano a gruppi esteri (gran terrore di certi politici che si scordano che siamo in UE, non in Cina) e il restante si diluisce tra gli stessi operatori che la utilizzano: TIM, Vodafone, Fastweb, Tiscali, WINDTRE, Eolo, Melita ecc. Ogni operatore accede alle stesse condizioni economiche, decide se sfruttare gli apparati standard o mettere i suoi nelle varie centrali e poi ognuno fa la sua offerta finale ai consumatori.

      Tra l’altro stavo vedendo per curiosità la copertura in alcune città europee: a Stoccolma (Svezia), per dire, hanno 23 operatori che forniscono banda larga e due tv via cavo (che forniscono anche internet), mentre a livello di gestori dell’infrastruttura di rete, se clicco su un punto a caso della stessa città, mi viene una lista lunghissima:

      Swedavia Airport Telecom AB
      Telenor Sverige AB
      AB STOKAB
      Colt Technology Services AB
      LM Layer & Mesh AB
      Officinen i Stockholm Aktiebol
      Sundbybergs Stadsnätsbolag AB
      Tele2 AB
      Telia Company AB
      Botkyrka Stadsnät AB
      IP-Only AB
      Sollentuna Energi & Miljö AB
      Stadsnätsbolaget Sverige AB

      Siamo arretrati, in ritardo sulla copertura e con poca concorrenza. Siamo l’Italia.

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