5G iliad: nuovi stop in provincia di Caserta e Treviso. Il TAR blocca la demolizione di una antenna iliad ad Anzio



Continuano le segnalazioni di stop a nuove installazioni di impianti iliad in diverse zone d’Italia, tutte legate a quella che ormai anche nel nostro paese è diventata una vera e propria fobia nei confronti del 5G.

5G

Partiamo con Montebelluna, in provincia di Treviso, dove la giunta comunale ha formalizzato la delibera per vietare la tecnologia 5G su tutto il territorio, seguendo a scia quanto già fatto da alcuni comuni vicini, come Pederobba, Giavera e Volpago.

Il tutto è partito da una richiesta di iliad per un nuovo impianto previsto in un’area privata: temendo si trattasse di una antenna 5G, il Comune ha voluto mettere le mani avanti, ma l’impianto del quarto gestore di rete mobile non prevedeva l’installazione di antenne con questa tecnologia.

Spostandoci a Sud, uno stop è arrivato anche a Mondragone, in provincia di Caserta. Qui, secondo quanto riferisca Caserta News, alcuni residenti hanno contattato polizia municipale e Carabinieri dopo aver notato l’avvio dei lavori per un nuovo impianto iliad.

Le autorità intervenute sul posto hanno imposto la sospensione dei lavori, sulla base di una ordinanza dello scorso aprile, che prevede il divieto di sperimentazione e installazione di antenne 5G su territorio comunale.

Di suo iliad potrà ovviamente impugnare l’ordinanza al TAR, con buone possibilità di vittoria.

Ricordiamo infatti che per legge, le antenne per la telefonia mobile sono considerate “opere di interesse nazionale”, per cui viene considerata “la loro compatibilità con qualsiasi destinazione urbanistica e la loro realizzabilità in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento”.

In tutto questo una buona notizia arriva però da Anzio, dove proprio il TAR ha accolto una richiesta presentata da iliad Italia per annullare un’ordinanza con cui lo scorso settembre il Comune aveva ordinato la demolizione di un impianto installato presso una palazzina del quartiere Zodiaco e ritenuto troppo vicino ad un centro sportivo.

L’impianto aveva tutte le autorizzazioni necessarie e il TAR del Lazio ha confermato quanto ribadito poche righe sopra, ovvero che per legge questi impianti sono equiparati a opere d’urbanizzazione primaria e possono essere realizzati in qualsiasi parte del territorio comunale.

Il Comune, di suo, può eventualmente vietarli in alcune zone, ma deve comunque dare ai gestori telefonici la possibilità di costruirli altrove, cosa che non è avvenuta ad Anzio.


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