Fatturazione a 28 giorni, AGCM: coordinamento Vodafone, Wind Tre, TIM e Fastweb per mantenimento rincari 8,6%


Nel bollettino numero 11 dell’AGCM e pubblicato ieri sul sito web ufficiale dell’Antitrust (qui il link diretto per scaricarlo), emergono dettagli sconcertanti su come i principali gestori telefonici italiani (sono coinvolti Vodafone, Wind Tre, TIM e Fastweb) si siano coordinati per limitare la portata dell’intervento dell’AGCOM in merito al ritorno della fatturazione su base mensile.

Tra i primi a segnalare il fatto anche l’Amministratore Delegato di Iliad Italia, Benedetto Levi, dal suo account ufficiale su Twitter


L’Antitrust aveva aperto l’istruttoria nei confronti di Asstel (l’associazione di categoria delle società di telecomunicazioni), TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb lo scorso 7 febbraio (e tutt’ora in corso), al fine “di accertare la sussistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza, nella forma di pratica concordata e/o di accordo, posta in essere quantomeno a far data dall’adozione della Delibera AGCOM 121/17/CONS (sul ritorno della fatturazione su base mensile)…”.

Si parla naturalmente dell’aumento dei prezzi, nell’ordine dell’8,6% annuo, da parte dei già citati operatori, dopo l’imposizione (per legge) del ritorno alla fatturazione su base mensile. Insomma una vera e propria beffa per milioni di clienti-consumatori.

Nell’attività ispettiva dell’Antitrust presso le sedi di TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sono state rinvenute diverse evidenze che non hanno fatto che confermare la sussistenza di coordinamento (di fatto un “cartello”) tra gestori.

Vodafone Italia

L’Antitrust segnala in particolare un documento acquisito presso Vodafone Italia che testimonierebbe l’intensificarsi dei contatti tra i diversi operatori subito dopo i primi interventi delle autorità competenti contro la fatturazione a 28 giorni. Questo quanto riporta l’Antitrust:

Le evidenze raccolte dimostrano che i quattro principali operatori hanno coordinato in una prima fase la posizione da tenere nei confronti della delibera dell’AGCOM decidendo di non adeguarsi agli obblighi imposti dalla stessa circa la fatturazione dei servizi di telefonia fissa e di impugnare il provvedimento dinanzi al Tar sia singolarmente che attraverso Asstel

Da lì in poi i contatti tra gli operatori sono divenuti quasi giornalieri a far data dalla notizia di un intervento legislativo conseguente al mancato adeguamento degli operatori agli obblighi imposti dal regolatore

Da quel momento in poi è divenuto centrale il ruolo svolto da Asstel all’interno della quale i responsabili della funzione regolatoria di Telecom, Wind, Vodafone e Fastweb, hanno coordinato l’attività di lobbying presso il Governo, la comunicazione ai media, gli interventi televisivi e nelle manifestazioni pubbliche allo scopo di mantenere compatto il fronte e di non rilasciare dichiarazioni contraddittorie. A tal fine è stato congiuntamente redatto un documento da cui risultasse la posizione ufficiale dell’associazione.

Fastweb

Tra le dichiarazioni che meritano particolare attenzione, l’Antitrust segnala una mail Fastweb del 5 settembre 2017 indirizzata ai rappresentanti di Asstel e degli altri operatori. I contenuti sono stati segretati e non riportati nel documento AGCM, ma da tale email “appare già evidente che l’intenzione comune degli operatori è quella di mantenere fermo l’aumento dell’8,6% delle tariffe a prescindere dalla periodicità della fatturazione. L’esistenza di un fronte comune degli operatori sul mantenimento della fatturazione a 28 giorni, e sul conseguente mantenimento degli aumenti dell’8,6%, appare chiaro anche in un altro documento interno (del 22 settembre 2017) rinvenuto nella sede di Fastweb”.

Asstel

Secondo l’Antitrust, “la natura anticoncorrenziale dei contatti intercorsi tra gli operatori in sede Asstel si appalesa evidente in un documento rinvenuto presso la sede della stessa associazione nel quale viene sintetizzato al presidente e ad altri membri del consiglio il contenuto della call intervenuta con e tra gli operatori in data 30 ottobre 2017 sul tema dei 28 giorni, in cui è stata concordata l’adozione di una linea comune di minimizzazione del danno che include, tra l’altro, il mantenimento degli aumenti già realizzati”.

Dalle evidenze esaminate emerge che gli operatori erano ben consapevoli del fatto che il coordinamento in sede Asstel andasse al di là di quanto può legittimamente accadere in seno a una associazione di categoria tanto che in alcune comunicazioni hanno sentito il bisogno di rammentare a se stessi i limiti del mandato Asstel e l’indipendenza degli operatori in relazione alle politiche commerciali

TIM, Vodafone e Fastweb

L’Antitrust cita anche uno scambio di email tra gli amministratori delegati di TIM, Vodafone e Fastweb dove si sarebbe discusso “delle dichiarazioni da rilasciare per un articolo del Corriere della Sera”, ma soprattutto dello scambio di informazioni sensibili tra gestori sulle politiche di repricing e sui tempi di adeguamento dei sistemi informatici alla nuova fatturazione.

Una mail dell’AD di Vodafone del 29 dicembre del 2017, sempre secondo l’AGCM, conferma

il coordinamento circa il mantenimento dell’aumento dell’8,6%

Rilevando l’intenzione di discutere

di eventuali aumenti ulteriori rispetto a quelli derivanti dal passaggio alla fatturazione mensile rispetto a quella quadrisettimanale.

Tesi supportata anche da “una comunicazione interna di Telecom del 7 dicembre del 2017”.

L’Antitrust ha deciso di adottare la misura cautelare di bloccare i rialzi mensili delle tariffe ravvisando il “pericolo di un danno grave e irreparabile alla concorrenza” e ha deliberato che

Fastweb S.p.A., Telecom Italia S.p.A., Vodafone Italia S.p.A. e Wind Tre S.p.A. sospendano, nelle more del procedimento, l’attuazione dell’intesa oggetto del procedimento avviato con Delibera del 7 febbraio 2018, concernente la determinazione del repricing comunicato agli utenti in occasione della rimodulazione del ciclo di fatturazione in ottemperanza alla Legge 172/2017, e che, per l’effetto, ogni operatore definisca i termini della propria offerta di servizi in modo indipendente dai concorrenti

Il provvedimento dell’Antitrust è datato 21 marzo 2018 e gli operatori hanno 60 giorni di tempo per difendersi presentando ricorso al Tar.

L’intervento si è reso necessario perché gli operatori coinvolti, insieme, detengono oltre il 90% di quota dei mercati dei servizi di telefonia fissa e mobile e, pertanto, “la condotta imputata è suscettibile di alterare le dinamiche competitive dei due mercati nella loro quasi totalità e con effetti istantanei”.

Secondo l’Antitrust, sulla base delle elaborazioni effettuate tenendo conto delle quote di mercato detenute dagli operatori parti del procedimento, si può stimare che il repricing dell’8,6% andrebbe ad incidere su un numero di clienti approssimativamente stimabile in almeno 8-12 milioni di utenti di linee fisse e 40-60 milioni di utenti di linee mobili“.

L’Authority ha di fatto confermato come i principali gestori, che detengono oltre il 90% di quota di mercato nella telefonia fissa e mobile, abbiano fatto “cartello” ai danni della concorrenza (in generale) e dei singoli clienti-consumatori (nello specifico).

A questo punto, ben venga l’intervento della Commissione Europea del 2016 che ha permesso ai francesi di Iliad (invece che a Fastweb) di lanciarsi come nuovo operatore mobile nel nostro paese, andando così a stravolgere tutte le logiche anti-concorrenziali messe in pratica da TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb.


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2 Risposte

  1. Claudio ha detto:

    Finalmente qualcuno ha cominciato a ringhiare contro questo monopolio di fatto. E per il momento è solo un avviso “bonario”, al prossimo giro partono le multe milionarie… Grande Antitrust!

  2. Andrea ha detto:

    Illiad, presto vieni in soccorso Io devo scappare dal mio gestore.

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