Xavier Niel (Gruppo Iliad): Amo la concorrenza, spero in Italia non ci sia rete unica



Si è discusso molto di rete unica negli ultimi mesi e oggi per la prima volta a dire la sua è Xavier Niel, fondatore di Free e del Gruppo Iliad, la società che controlla anche la filiale italiana (con sede a Milano).

Niel, intervistato da Repubblica (nel numero attualmente in edicola), sul tema è stato subito chiaro:

Amo la concorrenza e quindi spero che non ci sarà la rete unica in Italia.

Xavier Niel

Xavier Niel (Credits AFP)

Xavier Niel e la rete unica

Ma il suo rimane comunque un giudizio prudente, ricordando come in Francia è stata fatta una scelta diversa e auspica che in Italia non venga percorsa l’attuale strada (ovvero una società a controllo TIM). “È una decisione che spetta ad attori privati e alle autorità della concorrenza, a livello nazionale ed europeo”, chiarisce.

Non solo, Niel spiega che il suo gruppo potrebbe anche essere della partita:

In funzione delle condizioni proposte valuteremo se partecipare.

Risultati iliad Italia

Sul fronte rete fissa, conferma il lancio entro l’estate, mentre nel segmento mobile il 2020 “non è stato un anno eccezionale, ma ce la siamo cavata piuttosto bene. Puntiamo a 7 milioni di utenti mobili grazie a una politica estremamente aggressiva, portando la trasparenza sui prezzi, qualcosa di nuovo nel mercato italiano dove c’erano bollette incomprensibili, ma anche prezzi bassi e un’offerta con molto traffico dati.

Continuiamo a sviluppare la nostra rete e vogliamo proseguire con una crescita forte”, ribadisce Niel, con i dati del 2020 che verranno presentati ufficialmente il prossimo 16 marzo.

Sono state diverse le visite alla sede di Milano da parte di Niel dal lancio ad oggi, anche perché l’Italia è il secondo mercato per il gruppo che ha fondato, ma per la pandemia ha dovuto ridurle:

Amo il vostro Paese, ci vado spesso, ora un po’ meno perché sono stufo di dovermi fare un tampone per stare qualche ora a Milano…

Aggregazioni in Francia

Sulla situazione della rete mobile in Francia, dove da tempo si vocifera di aggregazioni tra i quattro principali operatori attivi sul mercato, Niel ha le idee ben chiare ed è convinto che tutto resterà come ora:

Ognuno vive la sua vita e si sviluppa… Penso che il consumatore francese non se ne lamenti.

Chiudiamo con una curiosità emersa durante l’intervista con l’inviata de la Repubblica, ovvero un sensore sottopelle che Niel sta testando (collegato via Bluetooth al suo smartphone) e con cui monitora in tempo reale i valori del sangue: “è pazzesco!”.

Da chi ha fatto dell’innovazione il suo cavallo di battaglia, con la creazione e lancio della Freebox, primo box multimediale triple play al mondo (2002), ci si aspetta questo ed altro.


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5 Risposte

  1. Luca ha detto:

    Ha perfettamente ragione. Così come si vuole creare, la rete unica non ha proprio senso. Non puoi darla in mano all’ex monopolista che fino a ieri (o meglio oggi) non ha investito un centesimo sulla fibra perché doveva guadagnare sulla sua infrastruttura colabrodo in rame.

    La rete unica ha senso solo se si coinvolgono tutti gli operatori con una presenza maggioritaria dello Stato che ne garantisca l’indipendenza. Così tutti hanno lo stesso accesso e le stesse condizioni e la concorrenza la fanno ad armi pari.

    Se deve essere una rete unica come è stata annunciata fino ad ora, a controllo TIM, meglio lasciare Open Fiber indipendente, poi sarà il mercato a decretare chi fa meglio (e di sicuro non sarà TIM)…

  2. Bruno ha detto:

    e invece caro xavier dovresti saperlo che stanno facendo la rete unica e che sarà guidata da tim

    • Beppe ha detto:

      E secondo te perché ha detto quanto riportato? Certo che lo sa ed è per questo che è contrario (e come dargli torto!). Ma collegare i neuroni ogni tanto?

  3. Filippo ha detto:

    Come no, rete fornita da diverse aziende così si preferiscono sempre i grossi centri lasciando sguarniti paesi e province.
    Rete unica a compartecipazioni e sviluppo organico della fibra è l’unica soluzione.
    Vorrei vedere Iliad se è in grado di cablare tutta l’Italia per fornire la sua rete proprietaria. Finiamola con le chiacchiere e passiamo ai fatti, troppi ritardi nel Bel Paese, vanno risolti e in tempi rapidi.

  4. Baloo ha detto:

    Si potrebbe immagginare un sistema dove ci sarebbero diversi competitors a posare la fibra, ma una sola a condominio o abitazione, gli altri operatori verserebbero un “affitto” a chi l’ha posta per usarla. Cosi si eviterebbe il difetto che si nota in Francia: certe abitazioni con 4 fibre diverse ed inutili, certe con 0. Cio inciterebbe anche gli operatori a coprire una maggior parte del paese, aiutati da fondi italiani ed europei per le zone meno dense e rentabili. Mi sembra piu saggio della posizione di Xavier Niel, si capisce che lui difenda la sua torta.

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